Pazienti

Biobanking

A cura di Sara Casati

Il Biobanking, coinvolgimento attivo dei pazienti per una medicina su misura

Ognuno di noi può attraverso la messa a disposizione del proprio sangue, i propri liquidi, i propri tessuti, e i dati clinici ad essi correlati, contribuire ad un progetto, ad una prospettiva di ricerca. Quindi attraverso il biobanking (la messa a disposizione, la raccolta, la conservazione e l’utilizzo sistematici e di qualità di campioni biologici e di dati clinici) come cittadini, oltre che come pazienti, possiamo ritrovarci ad essere non solo destinatari bensì attivatori del processo scientifico, di una  dimensione della ricerca particolarmente determinante per la comunità dei malati rari, la ricerca biomolecolare.

Comprendere come si configura questo modello innovativo di ricerca scientifica - che profila risposte diagnostiche e terapeutiche personalizzate, riflettere sull’impatto che la ricerca biomolecolare ha nella vita dei singoli e della comunità, confrontarsi sui diritti, le tutele e le scelte in gioco, diventa allora fondamentale, oltre che una concreta possibilità di costruire un nuovo modello di comunità scientifica, tra pazienti, ricercatori e istituzioni, un modello avanzato ed inclusivo: 

  • il biobanking mi riguarda, mi apre possibilità di diagnosi e cura su misura, anzi riguarda la mia famiglia attuale e futura, mi mette in relazione con gli altri, 
  • il biobanking mi apre e mi espone a ciò che la conoscenza genetica implica, mi fa entrare nel cuore pulsante della scienza e scoprire che ne sono/ che dovrei imparare ad esserne parte integrante.

Il valore dei dati biologici è immenso quando è possibile metterlo in relazione con la storia, clinica, della persona cui quei materiali corrispondono: diventa così identificabile il patrimonio genetico di quell’individuo, la sua storia intrafamiliare e generazionale. I dati leggibili nei tessuti mantengono infatti, anche dopo il distacco del campione biologico dal corpo, un’indissolubile relazione con l’identità del corpo originante, proprio perché estrinsecano il patrimonio genetico di quella persona. Questa dimensione relazionale dei materiali biologici fa si che non si perda il legame tra il soggetto e un tessuto che è molto di più di un tessuto, che è espressione dell’identità genetica della persona stessa: ciascuno dovrebbe allora essere interessato non solo della destinazione dei campioni biobancati - che tipo di ricerca si svilupperà e per quale scopo, ma anche della tutela dell’identità e della protezione dei dati che ne possono scaturire, dati che sopravvivono anche quando i materiali saranno completamente consumati.

Il biobanking si rivela allora 

  • condizione basilare per la ricerca tanto auspicata dalla comunità dei malati rari, per lo sviluppo della cosiddetta “precision medicine”, 
  • processo ad alto impatto scientifico quanto più si fonda su una concreta partnership tra pazienti, ricercatori e istituzioni,
  • palestra etica per il coinvolgimento attivo dei singoli e di dibattito pubblico sulle frontiere della scienza, tanto auspicato dal Consiglio d’Europa, e alla base della cittadinanza scientifica. 

Il Biobanking ci fa, infatti, entrare e diventare “adulti” rispetto alla profonda rivoluzione scientifica e sociale in atto, alla svolta genetica, biomolecolare della ricerca e della cura, che scaturisce dalla consapevolezza della manipolabilità della vita e dal riconoscimento che l’alta complessità epistemologica, che l’attraversa, esige un nuovo modello di cittadinanza, di etica e di costruzione della conoscenza scientifica, partecipativo, inclusivo e responsabilizzante, ad elevato tasso di empowermet.

E’ davvero decisivo comprendere come le biobanche giochino un ruolo risolutivo nella modellizzazione, profilazione e adattamento dei processi diagnostici e terapeutici alle caratteristiche individuali di ciascun paziente, in cosa consiste una biobanca, che informazione è nostro diritto avere, i diritti di accesso ai dati e ai risultati delle ricerche sviluppate.

Cosa si intende per campione biologico, biomateriale umano?

Si definisce biomateriale umano o campione biologico umano cellule, tessuti e i liquidi biologici umani, incluse tutte le frazioni molecolari (proteine, RNA, DNA, etc.) da essi derivabili, originati da soggetti sani o affetti da malattia. I biomateriali danno accesso all’informazione contenuta nel genoma umano, con l’implicazione che da tale materiale può essere estratto un “profilo genetico” della singola persona. 

Che cos’è una biobanca?

Una biobanca è un’organizzazione senza scopro di lucro, che nel pieno rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti garantisce e gestisce una raccolta sistematica, una conservazione e distribuzione, secondo comprovati standard di qualità, di materiali biologici umani e delle informazioni collegate per ricerca e/o diagnosi. 

La biobanca svolge una funzione pubblica - pur non essendo necessariamente insediata in una struttura pubblica, di servizio, una funzione di terzietà, di garanzia del processo di biobancaggio verso tutti gli attori in gioco e verso la società. In questa prospettiva molti propongono di utilizzare/coniare la parola bioteca, anziché biobanca, per significare l’innovatività della sua attività, rispetto a semplici raccolte di materiali (collezioni), e il suo differenziarsi rispetto al concetto comune di banca, che persegue un profitto diretto.

Esistono differenti tipi di biobanca?

Le biobanche si caratterizzano sotto vari profili, tra i quali due sono fondamentali:

  • il tipo di materiale biologico raccolto
  • e la finalità per cui vengono realizzate.

Le biobanche infatti raccolgono tipi diversi di materiale biologico: sangue, tessuti sani o patologici (ad esempio, tessuto cerebrale o tumorale, pelle), linee cellulari, DNA, cordoni ombelicali, organi, gameti maschili e ovuli e di conseguenza si diversificano.

Ciò che fa la differenza è, però, innanzitutto per lo scopo della loro attività. Sotto questo profilo, è possibile distinguere tra:

a. biobanche finalizzate alla cura e alla diagnosi o biobanche terapeutiche;
b. biobanche finalizzate alla ricerca scientifica, i cui scopi spaziano dallo studio sulla popolazione alla ricerca biomedica e che raccolgono materiale biologico umano in particolare di:

  • persone affette e famiglie,
  • soggetti con specifiche patologie,
  • gruppi di popolazione con particolari caratteristiche,
  • gruppi di popolazione utilizzati come controllo.

Tra le biobanche finalizzate alla ricerca scientifica si distinguono:

  • le biobanche genetiche
  • le biobanche generaliste
  • le biobanche e archivi di tessuto oncologico
  • le biobanche di popolazione

IMPORTANTE: Tra le biobanche che raccolgono campioni e dati clinici di persone affette da una malattia specifica, sono rilevanti per la comunità dei malati rari le biobanche genetiche, e non solo per la ricerca avanzata che contribuiscono a sviluppare: grazie ai campioni conservati, e all’evoluzione della scienza e della tecnologia, agevolano la diagnosi di malattie che, al momento della raccolta dei biomateriali, erano sconosciute e forniscono informazioni utili per un trattamento ottimale. 

Che cos’è una biobanca genetica?

E’ un tipo specifico di biobanca nella quale si raccolgono e si conservano campioni di tessuti e di linee cellulari umani, usati per compiere ricerche su malattie genetiche o per definire la componente genetica di malattie comuni e collegabili ai dati anagrafici, genealogici e clinici relativi ai soggetti da cui deriva il materiale umano depositato. La peculiarità di una biobanca genetica risiede proprio in questo duplice carattere, in quanto raccolta sia di campioni che di dati. Il Consiglio d’Europa di conseguenza stabilisce che una banca biologica per essere una banca genetica deve necessariamente prevedere, oltre al deposito di materiale, anche un archivio di dati personali, sanitari, di stili di vita e genealogici collegabili ai campioni ed aggiornabili.

IMPORTANTE: Dal momento che questo insieme di dati collegati potrebbe individuare un vero e proprio profilo genetico di uno specifico individuo, è essenziale che la normativa in materia di sicurezza e protezione dei dati siano rispettate.

Che finalità si propone una biobanca genetica?

  • Favorire le ricerche per identificare le mutazioni causa di malattie genetiche.
    Queste sono spesso rare o rarissime; quindi solo la possibilità di conservare in un’unica collezione i campioni di famiglie e persone affette può portare a risultati utili per la messa a punto di test diagnostici, per la valutazione dei rischi procreativi dei portatori e per l’applicazione di eventuali terapie.
  • Favorire la collezione di individui con caratteristiche genomiche utili a capire le basi genetiche di malattie complesse e la predisposizione all’insorgenza di patologie.
    Questi studi costituiscono la sfida delle ricerche dei prossimi anni; il loro successo è condizionato dalla possibilità di disporre di ampie casistiche e di campioni biologici idonei per differenti approcci.
  • Mettere a disposizione della ricerca farmacogenetica campioni utili per studiare variazioni genomiche che si associano a differenti risposte ai farmaci.
    Infatti è, noto da anni, che la predisposizione di un individuo ad ottenere benefici da un farmaco o ad avere effetti collaterali, più o meno gravi, può dipendere da fattori genetici che non sono ancora completamente noti e costituiscono l’obiettivo delle ricerche intraprese dall’industria per produrre farmaci sempre più efficaci e personalizzati.
  • Centralizzare la raccolta di campioni di specifiche patologie genetiche per la sperimentazione in vitro di terapie innovative ad esempio quelle genetiche.
  • Offrire ai ricercatori un servizio per lo sviluppo dei loro studi e favorire la comunicazione e gli scambi tra i diversi gruppi di scienziati.

Telethon Network of Genetic Biobanks – TNGB: le rete delle biobanche genetiche in collaborazione con le Associazioni dei pazienti

Il Telethon Network of Genetic Biobanks – TNGB (http://www.biobanknetwork.org), fondato nel 2008, comprende attualmente le seguenti 11 Biobanche.

Realizzato e gestito da Telethon per ottimizzare i processi di raccolta, conservazione e distribuzione di materiali biologici (principalmente DNA e biopsie di tessuti) che i pazienti mettono a disposizione per finalità di ricerca scientifica, il TNGB è una preziosa infrastruttura per la tipologia e la qualità dei servizi resi e opera nel rispetto di tutte le norme previste.

Sin dalla sua istituzione, il TNGB ha sviluppato una stretta collaborazione con UNIAMO e altre Associazioni di Pazienti, promuovendo un’intensa azione informativa e formativa volta a far conoscere  i servizi offerti dalle Biobanche. Attraverso quest’attività di disseminazione, l’interesse nelle Biobanche è cresciuto enormemente. Infatti dal 2009 sono stati formalizzati numerosi accordi tra le Biobanche del Network e le Associazioni di Pazienti. Tutti gli accordi in essere sono pubblicati nella sezione Documents di questo sito.

Inoltre, per consentire alle persone interessate un’adeguata comprensione delle procedure legate alle attività delle Biobanche, nell’ambito del progetto Determinazione Rara, il TNGB e alcuni rappresentanti delle Associazioni hanno rivisto l’informativa per l’espressione del consenso alla conservazione e uso del materiale biologico.

Il ruolo delle Associazioni

Le Associazioni svolgono una funzione determinante nell’agevolare dibattito e informazione pubblica sul biobanking e nel promuovere percorsi formativi dedicati,  ma soprattutto possono svolgere un ruolo istituzionale e di mediazione nei processi di valutazione e monitoraggio dell’uso dei biomateriali e nel proporsi come vettori di collegamento tra i vari attori in gioco.

I patti (Agreement) tra singole Associazioni e Biobanche di TNGB

  1. 2009: International Association Ring 14 and Galliera Genetic Bank (TNGB Partner 1)
  2. 2012: Italian Federation of Prader Willi and Genomic and Genetic Disorders Biobank (TNGB Partner 7)
  3. 2012: Italian Association of Mowat Wilson and Galliera Genetic Bank (TNGB Partner 1)
  4. 2012: “Nonsolo15” Association and Galliera Genetic Biobank (TNGB Partner 1)
  5. 2012: Italian Association of Wilson Disease and Cell lines and DNA bank of Rett syndrome, X-linked mental retardation and other genetic diseases (TNGB Partner 3)
  6. 2013: “Gruppo Famiglie Dravet” Association and Galliera Genetic Bank (TNGB Partner 1)
  7. 2013: Association of Alport Syndrome and Cell lines and DNA bank of Rett syndrome, X-linked mental retardation and other genetic diseases (TNGB Partner 3)
  8.  2013: Rett Syndrome Italian Association and Cell lines and DNA bank of Rett syndrome, X-linked mental retardation and other genetic diseases (TNGB Partner 3)
  9. 2014: Poland Syndrome Italian Association and Cell line and DNA Biobank from patients affected by Genetic Diseases (TNGB Coordinator)
  10. 2014: ILA Association and Cell lines and DNA bank of Rett syndrome, X-linked mental retardation and other genetic diseases (TNGB Partner 3)
  11. 2014: Association of Italian families of patients affected by Lesch-Nyhan and Cell line and DNA Biobank from patients affected by Genetic Diseases (TNGB Coordinator)
  12. 2015: “F.O.P. Italia onlus” Association and Cell line and DNA Biobank from patients affected by Genetic Diseases (TNGB Coordinator)
  13. 2015: “AISNAF onlus” Association and Cell line and DNA Bank of Genetic Movement Disorders and Mitochondrial Diseases (TNGB Partner 9)

Il coinvolgimento attivo fa la differenza

Il biobancaggio potrebbe essere paragonato ad un grande gioco di squadra dove ciascuno è organico, insostituibile: il cittadino come attivatore e destinatario del processo stesso, il clinico che informa e raccoglie il campione, il biobancaro che conserva  e tutela, il ricercatore che apre possibilità. Essere informati, resi edotti del processo e dei nuovi scenari cui apre il biobancaggio, essere riconosciuti e coinvolti come parte attiva è condizione di possibilità e di sviluppo del biobancaggio stesso e delle scelte innovative di salute implicate.

Se l’informazione pubblica, continua e nel tempo, è humus necessario per una cultura condivisa del biobancaggio e per scelte individuali consapevoli, la motivazione degli operatori sanitari è fondamentale per una raccolta ottimale dei biomateriali e dei dati, dal personale di reparto agli anatomopatologi ai clinici incaricati di aggiornare le informazioni cliniche.

Perché è il consenso informato del paziente è fondamentale per la raccolta, conservazione e utilizzo del proprio tessuto umano?

Il paziente è parte attiva nel processo che rende possibile l’attività di una biobanca genetica: senza i suoi tessuti umani e senza la sua storia clinica la biobanca non esisterebbe. Ma soprattutto nella biobanca genetica si conserva materiale biologico che permette di individuare il genoma di quello specifico individuo, della sua famiglia, e che è collegabile ai suoi dati specifici: sono in gioco la dignità, il rispetto dell’individuo e la sua inclusione nei processi di ricerca. Di conseguenza l’atto di consenso attraverso cui il paziente lascia il proprio materiale biologico è requisito fondamentale alla raccolta, conservazione e utilizzo del suo materiale biologico e si deve caratterizzare come un atto libero, consapevole e partecipativo. Il legame tra il paziente e la biobanca non si esaurisce nel momento della raccolta ma cresce quanto più si sviluppa la ricerca: da lì il diritto da parte del paziente di sapere l’ambito in cui si intende sviluppare la ricerca, di avere un ritorno sugli eventuali risultati della ricerca, di revocare in qualsiasi momento il proprio consenso informato.

Ad oggi non esiste uno scenario normativo definito per quanto riguarda questo ambito così delicato del consenso informato e del biobanking. Il dibattito in Europa è aperto e fondamentalmente si identificano quattro modelli di consenso informato per la ricerca basata sulle biobanche. I quattro modelli sono:

  • Consenso ampio
    Permette l'uso dei campioni e dei dati loro associati in ricerche presenti e future di ogni tipo
  • Consenso parzialmente ristretto
    Permette l'uso dei campioni e dei dati loro associati per una ricerca immediata specifica ed in investigazioni future associate direttamente od indirettamente a tali campioni
  • Consenso multi- opzione
    Richiede molte opzioni che debbono essere spiegate al soggetto donatore in forma dettagliata
  • Consenso informato specifico
    Permette l'uso dei campioni e dei dati loro associati solo per una ricerca specifica immediata , proibisce ogni studio futuro che non sia stato previsto al momento del consenso originario

Per una buona pratica del consenso al biobanking

Il consenso informato in gioco nel biobancaggio è complesso e delicato, si articola su più livelli 

  • di comprensione dell’uso che si farà dei materiali e delle elaborazione dei dati, 
  • di partecipazione rispetto al processo di sviluppo della ricerca possibile - aver garantiti i diritti esigibili, avere accesso al flusso delle informazioni e dei risultati,
  • di tutela rispetto all’informazione genetica in gioco.

I diritti in gioco

Diritto a non partecipare al biobancaggio, senza obbligo di giustificazione e pregiudizio alcuno in termini di diagnosi, terapie e trattamento. 

Diritto di revocare il consenso in qualunque momento lo desideri.
Diritto di accesso ai propri dati e di conoscenza dei progetti di ricerca che hanno utilizzato i materiali biobancati.
Diritto dei familiari di accesso ai dati genetici quando la loro conoscenza si riveli indispensabile per le loro scelte diagnostiche, terapeutiche e riproduttive

In Italia linea con la Convenzione di Oviedo e con la Legge sulla Privacy:

  • la raccolta e la conservazione di campioni biologici possono essere effettuate soltanto se il soggetto esprime un consenso libero ed informato, salvo esigenze particolari (necessità di sanità pubblica superiori rispetto ai diritti individuali, disposizioni giudiziarie, ed altre).
  • la raccolta di campioni deve avvenire per scopi specifici e chiaramente identificati, a meno che il campione non venga anonimizzato. Un uso diverso dei campioni biobancati è possibile previo nuovo consenso informato del soggetto che ha conferito i suoi materiali e autorizzazione di un comitato Etico indipendente
  • deve essere indicato il tempo di conservazione, previsto per il campione,
  • nel caso si prevedano eventuali sfruttamenti commerciali delle ricerche eseguite con campioni biologici, i soggetti donatori devono esserne chiaramente informati. I soggetti devono anche essere resi consapevoli che non avranno diritti su eventuali profitti.

In termini di buona pratica, l’informazione offerta, poiché il consenso informato deve coprire l'intero iter cui è soggetto un campione, deve di conseguenza:

  1. spiegare le fasi di raccolta, conservazione, utilizzo e trasferimento ad altri ricercatori od istituzioni, diversi dal proponente,
  2. esplicitare la possibilità di un ritorno d'informazione al donatore sui risultati della ricerca,
  3. dare indicazioni sulle possibili conseguenze per il donatore od i membri della sua famiglia dei risultati delle analisi genetiche, 
  4. spiegare la possibilità di rendere anonimi i campioni o di deidentificarli con un codice,
  5. specificare le misure adottate per la tutela dei dati personali,
  6. segnalare nome e contatti del responsabile della biobanca, ovvero dei processi di protezione dei dati e di circolazione di campioni deidentificati,
  7. dichiarare la possibilità per il donatore di revocare, in ogni momento, il proprio consenso e di richiedere la distruzione dei propri dati personali e campioni o la loro anonimizzazione,
  8. precisare il destino dei campioni in caso di revoca o di chiusura della biobanca,
  9. esporre le eventuali prospettive commerciali della ricerca.